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Emozioni d’autunno

Forse quel giorno avresti voluto portare lontano i tuoi passi e attraversare terre mai conosciute, aprire gli occhi e trovare davanti a te le mura antiche di una città  tutta da scoprire.

Forse hai detto si mille volte senza pensare a quale mappa stavi aderendo, urlando sottovoce, per non far sentire alla tua anima quella risposta che stringeva il tuo stomaco.

Forse a volte le scelte non erano tue, non le avevi pensate ma certo sentite, come scarpe troppo strette con le quali era impossibile camminare, ma in quel momento non riuscivi ancora neanche a immaginarti, a piedi nudi sull’erba.

Forse non hai voluto far soffrire, non essere un problema, ma una consolazione della Vita, anche piccola, piccola.

Forse quel vestito era di qualcuno che te lo aveva regalato con generosa attenzione, con l’idea buona dell’amore, insegnandoti ad indossarlo come si deve e ad averne cura.

Forse neanche i suoi colori erano poi così belli, ti ricordavano le fatiche di vivere, non avevano le sfumature del cielo che avevi immaginato e sognato, nelle calde notti insonni dell’estate, quando ancora sentivi un battito accendere i tuoi sogni. Eppure hai ringraziato con totale riconoscenza, per quel dono inatteso.

Forse non ti eri ancora risvegliata alla sensazione del tuo corpo che cammina, sull’erba bagnata di rugiada, in una mattina di settembre.

Forse non avevi ancora accarezzato l’orizzonte con quello sguardo stupito, mettendoti a correre tra i tuoi pensieri colorati, per sentire battere ancora forte il tuo cuore.

Forse doveva proprio arrivare settembre che si è sorpreso nel vederti decisa a lasciare andare il passato, pronta come gli alberi sulla collina, che si preparano con immansa ricchezza ad incontrare l’autunno.

Adesso, in quel sentirti viva preziosa e forte, sei regina nei tuoi pensieri, nel tuo respiro, nel tuo corpo.

Forse ora che stai ascoltando l’amore che vibra potente nel tuo essere, con un suono più dolce e conosciuto, forse ora saprai raggiungere le mura di città  nuove, parlare parole che emergono o tacere, senza voltarti a guardare indietro ma lasciandoti cullare dalla felicità di essere chi sei.

 

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La paura, nemica o alleata, fa parte della Vita

La paura, una figura invisibile e silenziosa, compagna delle nostre giornate, dei nostri passi, figlia legittima di non conoscere e di non conoscersi, verificare, sperimentare, madre, di conseguenza, di tante rinunce.

La paura inciampa spesso il nostro cammino proprio per questo, per essere vista nella sua profondità: vuole aprirci nuove porte e  farci camminare davanti a lei, senza più voltarci a guardarla, rimanendo semplicemente prudenti nei nostri passi, consapevoli e autentici nelle nostre scelte.

Se le si lascia sempre troppo spazio, imprigiona la mente, congela il cuore, blocca il  corpo, rende aggressivi ma infondo remissivi e  incapaci di pensare.

E’ sempre lei che dice non osare, non permetterti, non prendere quella decisione, sino a sfinirci.

E’ sempre lei a chiudere la bocca, bloccare il respiro, far battere forte il cuore, come se non ci fosse più un domani.

Avvolgente come la notte, ama dominare le scene della Vita, nutrendosi delle nostre inquietudini.

Ma cosa accade quando proviamo a guardarla anziché rifuggirla?

Se un bel giorno scegliamo di camminare al suo fianco, per vederla un po’ meglio, come si fa con una persona incontrata ad una festa, curiosando nei suoi colori, nelle sfumature più sfuggenti dei suoi variabili vestiti scopriremo che nasce per farci  sopravvivere.

Istintivamente già nei primi momenti di vita, serve a rendere il nostro corpo prudente nelle situazioni di reale pericolo.

È necessaria per renderci consapevoli, ci insegna a scegliere, a farci domande nuove, a ricercare altre possibili risposte.

Può condurre, se sottilmente conosciuta, ad una più intima connessione con noi stessi, sino a scoprirne l’origine.

Una volta accolta, la paura, può essere restituirla a chi o a cosa l’ha generata per essere  infine dissolta.

Se imparassimo a guardarla per quello che è, a scoprirne i meccanismi nei tortuosi legami che vengono a crearsi, quando giustifichiamo, per paura, atteggiamenti e idee che limitano le nostre libertà e i nostri diritti, i più semplici, i più naturali potremmo scoprire da dove arriva, dove abbiamo l’abbiamo assecondata lasciandole spazio e potere.

Potremmo, andando sempre più nel profondo, sentire che persino quando la paura si manifesta nella più arcaica delle sue rappresentazioni esiste in noi una forza e una conoscenza così potentemente magica, che nasce nell’energia del cuore, così totale e meravigliosa da farci andare oltre la paura, per incontrare la nostra Anima infinita.

Si dissolverà così, come rugiada al sole, non la nostra, ma la sua ultima fatica, l’innominabile paura di perdere la Vita.

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La bambina e l’albero

Eccoti tornare finalmente, certo che ti riconosco, ti vedo da quando sei nata.

Tua madre ti portava qui per allattarti, ti proteggeva dal sole forte di quella tua prima estate, facevo muovere le mie foglie per il solo gusto di vederti sorridere.

Mi piaceva quel tuo essere curiosa di arrampicarti trai miei rami quando sei stata più grande, immaginavi cose meravigliose tra le mie fronde e io un po’ confesso, ne ero orgoglioso.

Nessuno mai mi aveva guardato con tanta ammirazione, quegli occhi sognanti scaldavano la mia corteccia ruvida, quanto oggi il mio rivederti.

Oh, si lo so hai avuto tante cose da scoprire al di là di me, era necessario tu lo facessi, era importante tutto quel tuo cercare e cercare, tra le strade della vita.

C’è un tempo per ogni cosa e ogni stagione porta con se un dono prezioso, ineguagliabile, imperdibile come il più colorato degli arcobaleni.

Hai avvolto la mia corteccia con i tuoi abbracci di tanto in tanto, quando sentivi di voler tornare, hai riempito di gioia l’aria intorno a te con le parole che sussurrava il tuo cuore innamorato nella frizzante giovinezza.

Le ho respirate tutte, come se fossero dirette a me, sai la gioia irradia nutrimento anche per noi alberi, si diffonde come una magia, attraversa tutto quello che c’è, come i raggi del sole sulla fitta foresta.

Ti ho vista anche piangere a volte, come mai era accaduto prima, quando la vita ti ha stretta nei suoi dolori più grandi e ho sofferto insieme a te quei momenti. Avrei tanto voluto che mi abbracciassi, in un semplice istante avrei saputo accogliere un pò di te, farti sentire e trasmetterti la  mia forza. Nell’inevitabilità delle cose un abbraccio vero sa fare la differenza.

Ma di tutte le volte che ti ho vista e accolta, certo questa è la più bella. Ora che sei una donna grande, o una grande donna, come buffamente ti piace definirti, ora che anche tu puoi sentirmi.

Ho atteso questo momento, ero certo sarebbe arrivato, come quando si aspetta il sorgere del sole in una nebbiosa mattina d’inverno.

Ora che il tuo cuore ha guarito le sue ferite, ora che la tua mente si è arresa alla quiete. Ora puoi sentirmi.

Con tutto quel chiacchiericcio sarebbe stato impossibile, con tutto quell’essere intrappolata nel tuo passato non avresti saputo immaginarlo, tornando un pò bambina hai scosso la tua Anima, hai ricordato che noi ci “sentivamo” parlare.

Hai voluto fare spazio a nuove emozioni, liberando il filo invisibile di un aquilone, liberandoti finalmente dalla necessità di appartenere alle idee chiuse di un pensiero oramai troppo comune.

Hai vinto una grande battaglia, hai scelto di incominciare ad aprire il tuo cuore, l’hai voluto ogni giorno, con costanza e carattere, sino ad attraversare nuda la tua vita come se fosse l’erba alta della prateria.

Il carattere diventa una preziosa qualità del cuore e quando viene ripulito dall’ego, ti permette di scegliere, di esprimere la bellezza e la forza che sei. Ti permette di conoscere e affermare nel mondo i tuoi talenti più preziosi.

Io sono un vecchio albero del bosco, ma è anche attraverso di te che riuscirò a portare altre persone a “sentire”, a ri-scoprire che infondo non siamo qui per altro se non per imparare ad amarci e che solo da quello spazio sapremo amare.

Gli uni maestri degli altri, nella grande danza di Madre Terra, regina incontrastata di noi tutti.





 

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Come infiniti fiumi che si orientano verso il mare…

Crescita personale, ma a cosa serve?

Ci sono tante strade che conducono alla consapevolezza, la scelta di percorrerle è sempre solo nostra.

Noi con le nostre incertezze, le nostre paure, le nostre vite, noi che spesso nuotiamo controcorrente e a fatica respiriamo.

Noi che vogliamo metterci al centro, inconsapevoli nemici di noi stessi che desideriamo guarire prima ancora di accogliere parti di noi che non conosciamo.

Se ci rendiamo conto di troppe cose, di tanti pensieri, di aver pieni la mente e il cuore possiamo iniziare a Fare spazio, a pensare con il cuore: ciò che pensa la mente definisce e limita la vita, ciò che pensa il cuore la trasforma.

La coscienza di esserci, di esistere, incomincia quando ci accorgiamo di noi, quando incominciamo a sentirci, ad osservare.

In quel momento diventiamo coscienza, incominciamo a guardare alla nostra vita e alle sue  dinamiche. Nel susseguirsi degli eventi, colleghiamo fili invisibili, invisibili segni.

La crescita personale incomincia ad essere allora una vera necessità, una volontà che prevale su ogni altra esigenza.
Il Maestro interiore si risveglia e cammina piano lungo il corso del fiume insieme a noi.

Il momento è inconfondibile, quando accade si manifesta in noi una presa di responsabilità mai provata prima che ci permettere di iniziare a fluire con il fiume, nella quiete delle sue anse o dove la corrente è forte: il fiume si racconta.

Percorsi e strumenti si palesano a coloro che cercano, così come arrivano frasi, libri, persone. L’Universo pare aprirsi per noi, accogliendoci, sembra quasi precedere i nostri passi.

È il momento della rivisitazione dei nostri vissuti, dei non detti, delle confessioni. Il momento di scoprire la nostra indole, di rendere nuovamente integro quel prezioso Sé frammentato e confuso.

I vissuti, trattenuti nelle memorie del corpo, quando attraversati con consapevolezza ci restituiscono comprensioni che spostano le rocce che fermavano o deviavano le acque del fiume della nostra esistenza.

Guardandolo attentamente scorrere, possiamo accorgerci di ciò che intralcia il suo viaggio verso il mare.

Il Mare che nel suo infinito esistere accoglie tutte le acque del mondo senza escluderne alcuna.

Il Mare che raccoglie tutti i fiumi, rispettando l’unicità di ognuno, e allo stesso tempo li rende uguali nel fine ultimo di incontrarlo.

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Dal Suono alla Coscienza

Mi ha risvegliata il suono degli uccelli stamattina, così forte all’alba di un nuovo giorno.

Così sono rimasta in ascolto, ho lasciato entrare l’emozione, le ho dato il tempo di riempiere ogni cellula, di espandere il mio respiro, di sentire nel cuore, ogni singolo suono.

Il Suono mi trasmette l’infinito, mi ricorda chi sono, mi quieta, mi racconta, il Suono mi nutre.

Il suono, al principio di ogni cosa, all’inizio del Tempo, il suono della Vita, il suono di una parola d’amore, il suono che vibra e racconta, il suono che viene percepito e trasforma informando la Coscienza, il Suono è Vita.

Questa sensazione non può più essere altro o diversa dalla Vita che voglio vivere.

Se io la posso sentire, far risuonare in me, immaginare, allora la posso vivere.

Così accade, l’Informazione arriva, non la voglio più fermare.
Il mondo è un suono confuso, che piano piano si accorda al mio sentire, al mio percepire, al mio pensare.

Il mondo è un suono da accordare dentro di me, come se fossi il preciso, sottile, funzionale, sistema di accordatura di uno strumento musicale.

Così, dal canto degli uccelli e dalla gratitudine per quella meraviglia nella quale mi sono lasciata immergere, lasciandomi attraversare e condurre nella totalità delle mie cellule, ho dato vita ad un pensiero nuovo nato dal Suono.

L’ho nutrito e lasciato andare nel mondo come si fa con un figlio, per farlo crescere affinché sia portatore di un messaggio necessario e finalmente diverso, oggi, da tutti gli altri.

Un pensiero In grado di risuonare in altri pensieri come un diapason, nella Coscienza in cui tutti siamo immersi, della quale non siamo “altro”.

Se lo senti arrivare, accoglilo nel tuo cuore, lascialo risuonare in Te, respiralo nelle tue cellule, riempilo di meraviglia, di bellezza, riaccordalo e rilascialo andare, pieno di amore, nel mondo.

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Il Virus

C’è, ne sono certa, un Virus, che dilaga tra le menti umane.

Arriva dalle regioni del Cuore, dove soffiano instancabili i venti di Cambiamento.
Scatena tempeste di Coraggio e alimenta, nuove e antiche emozioni.
Raggiunge i posti più impensabili del pianeta, quelli più nascosti e quelli più conosciuti.
Sono sicura che ogni essere, potrà essere contagiato, da questa grande, disarmante,
inarrestabile potenza.

I sintomi sono soggettivi, inizi a sentire un po’ di confusione,
un certo disagio nello stare nella tua pelle,
ti sembra persino di non provare più appagamento nelle solite cose, quelle che ti sono sempre andate bene.
Anche se non lo hai mai fatto prima, provi un certo inaspettato desiderio di stare con te,
quasi vorresti avere più tempo per vivere attimi in solitudine, in natura.

Incredibilmente non senti tutto quel bisogno di essere confermato e approvato dagli altri.
Il tuo corpo avverte, la necessità di stare comodo, di coccolarsi nelle emozioni più piccole, di fermarsi un momento in uno sguardo, il tuo.
Ti riemergono ricordi di quando eri bambino/a, piccoli importanti eventi, che pensavi dimenticati,
o inspiegabili sapori che si accompagnano a immagini, banalmente deliziose.
Quasi ti imbarazza il pensiero di te così vulnerabile alla commozione: devi prestare attenzione al pianto che si presenta improvviso,
come la neve a primavera, che copre di meraviglia le violette del prato.

Pensi ad un antidoto, ma miracolosamente senti di non aver voglia di fermare quell’Uragano che sale dai piedi ora più radicati.
Ti vedi come quel grande albero che hai scoperto ieri, per la prima volta, nel parco davanti a casa, forte e potente.
Senti nel petto un calore crescere e ti misuri la febbre, eppure deve esserci una ragione,
a questa sensazione così amplificata, così conosciuta e sconosciuta, nello stesso attimo,
che fa battere il cuore, come se fosse la porta di un misterioso castello, forse potresti andare ad aprire!

Forse potresti uscire, forse potresti lavorare di più, forse potresti cercare un amico, ma non fai nulla,
non cerchi più, non vuoi più ricordare, vuoi solo restare con quel rinnovato respiro, con quel nuovo sguardo, il tuo.

Devi aver “preso” qualcosa di strano, non ti riconosci, persino la tua voce, quando chiami il gatto,
sembra diversa, lui ti guarda fisso negli occhi e con un barlume di rinnovata speranza si fa aprire la porta di casa.
Ecco, un sospiro improvviso ti scuote, stai cominciando a comunicare con ogni cosa intorno a te in modo nuovo.
Non trovi parole per descriverlo, ma sembra che il Mondo si stia accorgendo di Te.
Alcune persone per strada, incontrando il tuo sguardo ti sorridono, arrivi persino a pensare che
anche loro siano state contagiate, ne sei improvvisamente felice.

Allora forse non è poi così male, questo vivere dentro, in questo spazio incantato del cuore.
Dove la luce è sempre accesa, dove i bisogni di dilungarsi in parole vengono meno,
dove contano verità e coerenze, sincerità e trasparenze, relazioni e presenze.
Dove le cose della vita diventano oggettivi, resilienti ricordi e il domani semplicemente da vivere
con quel riconosciuto, inatteso, inesplorato, inimmaginabile, irrinunciabile, pieno, contagioso “Senso colorato del Vivere”.

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Le Tecniche di Meditazione

Meditazione è una parola che arriva dal latino meditatio, ovvero “riflessione”. Questo termine però non chiarisce a fondo il concetto di Meditazione.

Si tratta in pratica di portare l’attenzione nel momento presente, al respiro e alle percezioni corporee con un atteggiamento di sospensione di giudizio e di accettazione di quello che succede. 
La Meditazione è in sostanza un metodo per conoscersi a fondo e lavorare con se stessi che può generare uno stato di profonda pace interiore quando la mente è calma e silenziosa.

La Meditazione non è una pratica religiosa: sebbene venga impiegata da millenni in diversi rituali religiosi e sia affine alla preghiera sotto molti aspetti, la meditazione nasce molto prima delle religioni, e la pratica meditativa in sé non è collegata in alcun modo ai rituali sacri. L’unico punto in comune è la possibile riscoperta della propria spiritualità.
La Meditazione non è un mezzo per indurre visioni mistiche e non va praticata aspettandosi effetti speciali, qualunque aspettativa rende vana il tentativo di meditare.
La Meditazione può essere usata come una semplice tecnica di rilassamento o come un mezzo profondo per la crescita della consapevolezza, come una forma di cura di sé.

I benefici della meditazione sono ormai noti ed esistono letterature corpose e solide evidenze scientifiche.
La National Library of Medicine, creata dal governo federale degli Stati Uniti d’America, è la più grande biblioteca medica del mondo e accoglie moltissimi studi pubblicati sulle riviste medico-scientifiche che trattano dei vantaggi derivanti dal praticare la Meditazione e quanto la Meditazione possa aiutare a ripristinare uno stato di benessere e di equilibrio.

Le differenze fra le tecniche meditative esistenti e gli scopi del meditare sono davvero molte: dalle tradizionali tecniche orientali alle più moderne Meditazioni Dinamiche, alle visualizzazioni.
Nella Formazione Ulisse vengono proposte diverse tecniche in modo tale che la persona possa trovare quella più adatta a raggiungere quello stato di coscienza chiamato Meditazione.


Ci piace ricordare che la Meditazione non si può ”fare”, si possono fare molte Tecniche di Meditazione, ma la Meditazione accade e accade per ognuno con sensazioni e stati d’animo diversi spesso difficilmente descrivibili a parole.

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Un tempo per essere mamma

Nella nostra società, dove molti
valori sono cambiati e il tempo da dedicare ai figli è sempre meno, una mamma
può essere indotta a pensare che la richiesta di presenza, da parte dei propri
figli, sia eccessiva.

Sentiamo di dover ricominciare a
lavorare presto, di dover dare delle spiegazioni riguardo alla necessità di
rimanere con i nostri bambini, ci sentiamo inefficaci nel trovare regole e
tempi nuovi.

Perdiamo così di vista
l’importanza della maternità e della profonda esperienza che è l’allattamento,
se abbiamo fatto questa scelta. Viene a mancare il contatto con le emozioni
così vivide di questo momento.

Il corpo è cambiato in pochi
mesi: ha creato e lasciato andare con tutte le implicazioni ormonali che si ripercuotono
sullo stato emotivo.
Un corpo, non solo una mente, dovrà rimettersi in gioco in fretta, per esigenze
lavorative e per aderire all’idea-immagine che vogliamo dare di noi.

Le difficoltà che incontriamo
sono fisiche ed emozionali, il nostro pensiero si proietta già troppo avanti
verso una ripresa ideale che spesso non è reale o immediata come vorremmo.

Possiamo veramente trascurare il
coinvolgimento fisico ed emotivo del mettere al mondo un figlio?

Vogliamo parlare della nostra
incapacità a volte di chiedere aiuto?

Della nostra idea di dover essere
perfette per tutti?

Rischiamo spesso di aderire a
modelli preconfezionati, ma ogni bambino, così come ogni donna ha la sua
risposta, il suo momento, il suo sentire, un ambiente che la circonda e persone
che fanno parte della sua vita, di tutto questo si dovrà tener conto.

Imparare ad Amare, incomincia con
“l’Amarsi,” rispettando la propria natura, diversa e unica in ogni essere che
viene al mondo.

Prenderne coscienza forse non
aiuta a dare regole nuove alla fretta del mondo, ma ci serve a pensare, per
trovare un rispetto consapevole, un legittimo riconoscimento, un valore, in
quel Femminile che pulsa a volte inascoltato e che vogliamo tornare ad essere: un
Femminile che riconosce i suoi ritmi naturali è in armonia con l’Universo.

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Accademia di Tara

Dove incominciano i sogni?

Dove incominciano i sogni?

Settembre è il mese degli inizi, le scuole, le palestre, il lavoro, i corsi, siamo tutti, un po’ curiosi e un po’ sospesi, nel nostro intimo sentire, come quando si aspetta una notizia e si spera sia buona.

Settembre, nelle ombre che cambiano, allungandosi tra i colori che annunciano silenziosi e un po’ intimoriti l’autunno.
Settembre nell’aria fresca del mattino, nell’uva fragola, nei fichi appena raccolti di un piccolo albero che esprime finalmente, il meglio di se.

Si, settembre è per me il mese dei grandi progetti, delle grandi sfide: è quel fermento che sento, nel corpo e nel cuore, la mattina appena apro gli occhi e ringrazio.
Si, più di tutti ringrazio settembre, perché il 15 del 2012, Terra di Tara apriva le porte alla Vita, a quella di tante belle persone e alla mia.

A volte mi costa fatica ritornare indietro, nutro un rispettoso amore per il presente, per le sensazioni nuove, anziché perdermi nel rimescolare sbiaditi ricordi, ma sento sia importante, scendere in quello spazio, per portare un pensiero a chi ora sta cercando il suo sogno.
Se tu stai cercando il tuo sogno, se ti stai chiedendo dove incominciano i sogni, forse queste parole, potranno farti guardare l’orizzonte con un’apertura nuova.

Un bel respiro, un lungo spazio di silenzio, un’emozione che ti sale sino agli occhi, una domanda.

Hai tutto il tempo, perché nella presenza attenta di te, forse, sta accadendo un miracolo.

I sogni incominciano, quando tra le erbe secche della paura, intravedi la possibilità di far spazio al seme che sei, quello che dorme al sicuro, tra la vita di sempre, tra le parole degli altri e le tue intuizioni, spente troppo presto, nella fretta di distogliere lo sguardo.

Incominciano quando ti rendi conto di essere viva, di essere la sola persona al mondo, ad essere responsabile della tua Vita, delle tue scelte, dei tuoi pensieri pieni di limiti e del tuo futuro.
I sogni incominciano quando a volte non hai altra scelta che prenderti per mano, come un’amorevole Madre e ascoltarti, come mai ti sei permessa di fare.

Là dove incominci a pensarlo possibile, immaginando nuove vie, nuovi incontri, nuovi percorsi, là inizia un nuovo sogno. 
Si srotola malizioso e tenace, come un bambino che sa come convincerti, ti fa uscire fuori al sole, per giocare con lui.

Ti farà sentire folle, diversa, irriconoscibile, ti addormenterà la sera fra mille paure, per risvegliarti al mattino, con nuove inimmaginabili energie.
Neanche saprai più chi eri prima, su che piedi camminavi, cosa pensavi di te e cosa pensavano gli altri.

Un bel respiro, il tempo che ti serve, un’emozione che sale sino agli occhi e la certezza che stavolta te la permetti fino in fondo, poi una domanda: “Cosa sogno, cosa sono qui a fare, in questo giorno di settembre, con le ombre che si allungano sui colori, annunciando un po’ timorosi l’autunno?”
Come posso realizzare il mio essere, così come sa fare il piccolo albero di fichi, esprimendo finalmente la Vita?

Resta ancora un momento, a guardare l’orizzonte, attendi con fiducia che il tuo respiro si mescoli alla luce.

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Meraviglia

Vi invito a scrivere della Meraviglia, perché questa parola ha in se la fiducia, l’assenza di paura, la scoperta del nuovo e la sorpresa.

La Meraviglia ci riporta alla spontaneità dei bambini, al loro disarmante sguardo sul mondo, alla gioia più semplice.
È proprio partendo da questa emozione che possiamo imparare, ad usare la mente in modo diverso, in un modo meno abituale, ma più spontaneo e creativo.

La meraviglia ha a che fare con la meditazione, quando incontriamo in noi stessi, uno spazio di pace vibrante.
La meraviglia ha a che fare con la visualizzazione, quando lasciamo che la mente disegni i colori e le forme di un nuovo mondo.
La meraviglia ha a che fare con la preghiera, quando teniamo nel cuore le persone che amiamo, immaginandole, felici di essere se stesse e ci accorgiamo che accade.
La meraviglia ha a che fare con il pensiero, perché partendo da un pensiero la portiamo negli occhi e la sentiamo nel cuore.
La meraviglia ha a che fare con il gioco, perché giocando trasformiamo ogni piccola curiosità, in energia travolgente.

La meraviglia ha a che fare con la Consapevolezza, quella che ci serve per scegliere, di essere ogni giorno, nella vita, con Meraviglia.

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